” Quand’ ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto un uomo, ciò che era bambino l’ho abbandonato.”
PAOLO DI TARSO, Prima lettera ai Corinzi, XIII, 11-12
ciao,
guana.
” Quand’ ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto un uomo, ciò che era bambino l’ho abbandonato.”
PAOLO DI TARSO, Prima lettera ai Corinzi, XIII, 11-12
ciao,
guana.

Il Labirinto
Fuggendo nel buio,
inseguendo il nulla,
cercando invano,
io mi illudo.
Giro tortuoso,
imbocchi senza fine.
Immerso nel vano un lume di speranza,
spento, ancora una volta,
da un vortice incombente.
Ricomincio.
Vado avanti.
Più forte,
più forte,
contando i passi,
scandendo il tempo.
Finalmente a galla,
respiro.
Mai più nell’abisso,
mai più nel profondo.
mai più.
Galleggio nell’acqua,
è come volare.
Silenzio, pace intorno:
Luce calda del sole riflessa sul mare.
Solo una melodia di gabbiano
spazza via il laborinto nella mente.
Il laborinto nella mente,
il laborinto della mente.
Contando i passi,
scandendo il tempo.
Ed io di nuovo,
mi vesto del nulla,
mi avvolgo nell’oblio
e cosciente,
mi preparo a sprofondare nel terribile labirinto.
ciao,
guana.
E’ già realtà
Tempo che corre rapido
giorni, attimi, emozioni
tutto in un lampo
sfuggendo agli occhi di chi vive
un sogno con te.
Temo quel tempo che passa via
ladro di gioie vissute insieme.
In ricordo di dolci carezze
leggera la mente volteggia nell’aria.
Temo quel tempo che passa via,
un tuo respiro nel buio
un tocco nella notte
e tutto è già realtà.
per te,
Daniele.
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l’ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
“Una morte pietosa lo strappò alla pazzia”.
Fabrizio De Andrè.

http://www.youtube.com/watch?v=nuSkcLY0YQg
ciao,
guana.

Dove sei.
Ricordi belli,
favole riempiono l’anima.
Dove sei,
nell’ombra un’illusione,
aimè realtà.
Naviga la mente
invano cercando te.
Nell’aria un alito di speranza
per un domani già presente.
mi manchi ,
Daniele
Il mestiere del programmatore è spesso infimo, cattivo, duro. Tanto che un “discendente artistico” di De Andrè vi ha dedicato una ballata (cliccate sopra questo link).
Erix
Tutto ciò mi ricorda qualcosa di simile………:-|
Ecco il mare tropicale che sogno io quando sono davanti al computer
guana.
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