GRANDE

FRATELLO

Il Bodybuilding non sarà più come prima?


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di Claudio Tozzi

“Come è possibile che l’allenamento classico (3-4 esercizi per muscolo, 4-7 sedute a settimana, ecc.) è ancora di gran lunga il più conosciuto e diffuso allenamento al mondo? Nonostante tutte le prove sia teoriche che pratiche siano ormai incontestabilmente contro questo perverso training, il 95% delle palestre lo pratica ancora e molte di queste hanno anche atleti decisamente molto grossi… Vediamo il perché e smontiamo una per una le pseudomotivazioni di tecnici pietrificati sulle loro idee. C’è un “grande fratello” che non ci regala milioni, ma che ci spia e instrada verso un’unica direzione i nostri allenamenti?”

Nonostante sia fermamente convinto che il breve-intenso-infrequente (in tutte le sue forme e non solo nel mio B.I.I.O.), sia l’unico metodo di allenamento capace di stimolare l’aumento della massa muscolare, è innegabile che a livello statistico sia probabilmente anche quello meno diffuso nelle palestre. Diversi lettori mi scrivono o mi telefonano riferendomi che nella loro zona non esiste un’istruttore e/o una palestra che attua i B.I.I.O. Il bello è che, pur essendo residenti in tutte le zone di Italia o quasi, ognuno di loro è convinto che è solo la loro città/regione ad non avere questa tipo di approccio all’allenamento. Invece vi posso assicurare che tra il nord e il sud, per una volta, non vi è alcuna differenza. Certo però che è umiliante: l’Italia unita per la prima volta dal “4 x 10”! Decisamente seccante.
Questa situazione non è certo l’ideale per far credere gli atleti in un metodo che, effettivamente, non fa quasi nessuno al mondo. Sono sicuro che anche mettendo insieme i “coraggiosi” esecutori di Heavy Duty I e II/McRobert/Power Factor Training/Isometriche Sisco /B.I.I.O, sono sicuro che non si raggiungerebbe il 5% del totale dei frequentanti le palestre del globo terracqueo. Tale squilibrio numerico non fa che tirare acqua verso il mulino di chi si accanisce a schierarsi con l’allenamento classico. Le tesi difensive del “4 x 10” in questo modo hanno vita facile:

a) I più grandi bodybuilder di tutti i tempi sono cresciuti con l’allenamento classico;
b) Le palestre “4 x 10” sono piene di atleti con una elevata massa muscolare, e alcuni di loro non hanno mai preso niente;
c) Se tutto il mondo fa questo tipo di allenamento e ci sono molti atleti di alto livello, un motivo ci sarà. Non si vede il motivo di cambiare una cosa che già funziona da tanti anni.

Affermazioni apparentemente incontestabili, ma sembra pressappoco la stessa situazione creata da qualcuno, tanto tempo fa, che disse che forse la terra non era proprio così piatta…

Quando siesegue un ben preciso piano annuale di allenamento,
si tende ad andare in palestra tutto l’hanno
e non solo a novembre e ad aprile come al solito

In effetti entrando in molte palestre è facile vedere gente che si allena dalle 15:00 alle 21:00 tutti i giorni senza che questo intacchi il suo 45 di braccio o il 70 di coscia.
Tuttavia quest’arcano è spiegabile con semplice calcolo statistico. Partiamo dal fatto che il range di persone che possiedono una genetica superiore nel body building è di circa il 15% della popolazione di cui il 1% scarso è un campione, mentre il restante 14% và dalla buona alla ottima risposta muscolare. Questo target di soggetti sono quindi capaci, più o meno, di ottenere comunque buoni risultati, anche eseguendo nel modo più becero, i classici allenamenti. Poniamo adesso che in una palestra entrino annualmente 100 principianti, e che tutti questi siano avviati al “4 x 10”. Dopo i canonici primi mesi, dove anche svolgendo la peggior scheda della galassia si ottengono lo stesso buone misure, arriva lo spettro che quasi tutti hanno: lo stallo dei risultati. Ma non per tutti perché circa il 15% di questo gruppo, cioè 15 persone possono ancora progredire, e di molto, nei risultati. In realtà a quest’ultima lista di talenti, molti non interessa ingrossare più di tanto, altri smettono, altri cambiano palestra, alcuni hanno problemi di lavoro e di famiglia e non possono allenarsi/mangiare bene. Dopo questa selezione il numero potrebbe essere, anche ottimisticamente, praticamente dimezzato, ridotto a circa 7-8 persone. Ma di queste, solo uno (forse) può diventare veramente grosso, mentre circa 6-7 possono avere comunque buoni risultati. Con il passar del tempo in questa palestra avverrà la solita inarrestabile selezione e cioè che rimangono quei pochi che hanno ottenuto risultati, mentre la stragrande maggioranza abbandona delusa il campo. In questo modo, chi entra in palestra dopo 5 anni, vedrà nient’altro che il risultato di questo perverso meccanismo e cioè osserverà la presenza di un certo numero di atleti di buon livello (forse 20, forse 30, al massimo 40), facendo pensare che il metodo funzioni, ma in realtà non vedrà mai le oltre 460 persone per cui suddetto metodo ha fallito più o meno miseramente. Persone che vengono “nascoste” perché continuamente rimpiazzate dal fisiologico ricambio della clientela, ma che sono perse ormai per sempre. Tutti quelli che negli anni hanno ottusamente accusato il B.I.I. di essere anticommerciale (“perché fa venire la gente poche volte”), dovrebbero levarsi il prosciutto di Parma dagli occhi e capire che un sistema che funziona è invece il massimo a livello di iscrizioni e ri-iscrizione. Semplice, quando la gente ottiene risultati, continua a venire in palestra e soprattutto in quella palestra in cui l’hanno aiutata ad ottenere performance di alto livello. Non solo, quando si segue un ben preciso piano annuale di allenamento, come quasi tutti i B.I.I., si tende a venire tutto l’anno e non solo a novembre e ad aprile come al solito. Infatti in tutti centri dove io e il mio team di tecnici operiamo, blocchiamo sempre l’esodo dei delusi, che quindi rimangono e si vanno ad aggiungere alle normali nuove iscrizioni, fermando così il perverso ciclo. Insomma gran parte delle 460 persone restano! In questo modo il metodo “anticommerciale” ha riempito in pochi mesi tutti i centri dove è stato applicato. Su questi presupposti ho anche creato recentemente gli NBBF-POINT, cioè palestre affiliate alla federazione dove si trovano i miei tecnici, le attrezzature adatte come power-rack, trap-bar e microcarichi.

L’organizzazione annuale dell’allenamento classico? Di solito rimane sulla carta degli articoli scritti da persone che per darsi un tono di alto tecnicismo, fanno finta di periodizzare e poi se vai da loro ti fanno solita scheda. Quale? Normalmente si inizia con panca orizzontale 4 x 10… Sapeste quanti articolisti-preparatori ho conosciuto che scrivono articoli su periodizzazioni fantascientifiche, ma poi gli chiedi la scheda ti danno sempre la stessa pappa che ti darebbe l’ultimo degli istruttori di periferia. Senza contare le varie “ricettine” allegate.
Se ci fate mente locale i “grossi” della vostra palestra sono più o meno sempre gli stessi da anni, proprio perché statisticamente è molto difficile che si aggiungano altri elementi. Non solo, i bodybuilder di buon livello tendono ad aggregarsi nella stessa palestra, quindi i talenti genetici dopo un po’ si iscrivono ad unico centro hard-core della zona e così sembra che lì l’allenamento funzioni davvero bene, basti pensare alla Gold’s Gym di Venice dove si riuniscono i migliori atleti di tutto il mondo. Ci sono stato e vi posso assicurare che il più piccolo atleta che frequentava il famoso centro americano, avrebbe vinto il campionato italiano semplicemente passeggiando davanti il luogo della gara. Perfino le donne erano tutte, dico tutte, enormi. Eppure il 90% si allenava da arresti domiciliari. A questo si aggiunge il fatto che quei pochi disgraziati che fanno qualsiasi tipo di breve-intenso ed infrequente, mediamente sono proprio hard-gainer, cioè degli atleti che pur non possedendo un gran potenziale muscolare, vogliono lo stesso ottenere risultati. Quante lettere, quante telefonate, quante comunicazioni personali ho ricevuto di tante persone che mi testimoniavano che la scoperta dei B.I.I. gli aveva impedito di abbandonare il bodybuilding per sempre, ormai scoraggiati dai scarsi risultati del training classico. Tutte persone che però girano nelle palestre (e non dovevano in teoria nemmeno starci più) e quindi, molto spesso, vengono guardati con compassione, come per dire “stanno facendo un nuovo metodo? Si vede…”.
Un altro fondamentale punto è il fatto che la messa in opera dei vari B.I.I. è indubbiamente più articolata del “4 x 10”, più complicati da capire per la completamente differente impostazione soprattutto riguardo l’intensità da applicare.
Senza contare le difficoltà nel reperimento delle giuste attrezzature, nei calcoli (per esempio le formule del Power Factor Training) e nel paziente monitoraggio dei dati (praticamente tutti i B.I.I.). Tutto questo fa sì che la percentuale di errore nella giusta e corretta applicazione dei B.I.I. è molto più elevata rispetto al metodo classico, falsando molti risultati e diminuendo la percentuale dei successi. Difficile d’altro canto non sbagliare l’allenamento classico, basta, per esempio, mettere un peso che ne permetterebbe 10 e farne 6…Vi giuro che riesce a tutti.
Ad “aggravare” la situazione ci si mette anche il fatto che in linea di massima quasi tutti gli autori che divulgano i vari B.I.I., affiancano alla loro proposta tecnica una filosofia natural, scoraggiando l’uso dei farmaci dopanti ai loro lettori.
Stuart McRobert non li nomina neppure ed è contrario anche agli integratori (di questo argomento ne parlo più diffusamente nella mia rubrica della posta di questo numero); Sisco, anche se con altro stile, è contrario anche lui al doping ed è autore anche di (discutibili) articoli contro l’uso degli integratori; Mike Mentzer scrive per “All Natural Muscolar Development”, rivista da tempo riconvertita al natural; Claudio Tozzi… lo sapete!
In questo modo l’80-90% dei praticanti i vari B.I.I. abbracciano così anche la filosofia “no-steroid” e quindi i margini di miglioramento della prestazione muscolare sono comunque limitati rispetto a coloro che attuano l’allenamento classico. Infatti, per la legge dei grandi numeri, quest’ultimi hanno una penetrazione “farmacologica” incontestabilmente superiore, anche perché non hanno comunque una ben precisa linea morale da seguire.
In questo modo, non essendo molte volte rappresentativi, specialmente nei primi tempi di approccio al metodo, questi atleti molte volte non riescono a trasmettere segnali positivi, con il risultato finale che lo scetticismo generale soffoca ogni cosa. A condire il tutto ci si mettono, rispettivamente:

1) Gli istruttori della palestra che ti guardano con misericordia e ti fanno venire mille dubbi: “te la faccio io una scheda seria…”;
2) Le tabelle sono osservate come se fosse lo schema elettrico dell’Enterprise;
3) Negli spogliatoi, i soliti bene informati cercano in tutti modi di riportarti sulla “retta via”, consigliandoti di ritornare al vecchio allenamento che qui fanno tutti e sono grossi.
4) Il tecnico di turno, affermando che il breve-intenso-infrequente non troverebbe nessun appoggio né scientifico, né antropologico (gli studi ci sono ma se non vengono letti è colpa di nessuno). Forse perché è duro ammettere che per anni il volume di lavoro somministrato agli atleti era semplicemente lunare?
5) Le solite terrificanti schede dei soliti campioni sulle solite riviste.
6) E non ho ancora nominato il doping…

Nell’ambito di questo roseo quadretto, francamente non deve stupire se i vari B.I.I. non sono molto diffusi e stentano molto a farlo.
Un altro punto in cui vorrei soffermarmi è appunto il clima da “grande fratello” che potrebbe impedire la diffusione del breve- intenso-infrequente nel micro-cosmo del bodybuilding. Tutto parte dal fatto che tali metodologie utilizzano in modo quasi esclusivo bilancieri e manubri, il che potrebbe far pensare che la eventuale diffusione di queste “nuove” metodologie potrebbe essere controproducente economicamente per i fabbricanti di attrezzi per palestra. Apparentemente potrebbe sembrare così, ma è una paura infondata, in quanto la clientela delle palestre è estremamente variegata e non contempla certo solo i fans dei B.I.I., anzi. Nei centri in cui ho lavorato io stesso ho preteso che ci fossero anche le varie macchine, in quanto la signora della mattina, l’anziano diabetico e il solito ragioniere, devono avere a disposizione delle attrezzature più consone alle loro particolari esigenze. Senza contare che sono la maggioranza dei frequentanti e certo non l’attuale minoranza che rappresenta proprio gli esecutori dei B.I.I.. Certo che è inquietante il fatto che all’ ultima fiera di Rimini sembrava che i bilancieri e i manubri non servissero più a niente, visto che praticamente (solo l’Ivanko ha portato il suo set) quasi nessun produttore di attrezzi ha portato in esposizione tali fondamentali strumenti. Cyclette che si collegano ad internet, attrezzi stratosferici ed elettrostimolazione facevano la parte del leone, facendo pensare ad una oscura presenza, ad una specie di “grande fratello-grande vecchio” del bodybuilding, che ci spia e che decide per noi a nostra insaputa.

(fonte olympians – articolo di Claudio Tozzi – presidente nbbf)