Questo documentario è stato visto dalle TV di tutta Europa meno che in quelle italiane. E’ stato anche trasmesso dalla PBS, la TV pubblica USA, il 21 agosto 2003.

Si tratta di un documentario scritto da Andrea Cairola e Susan Gray, andato in onda il 21 agosto 2003 nell’ambito del programma Wide Angle su Thirteen/Wnet, considerata la maggiore emittente della tv pubblica statunitense, la Pbs. Un documentario critico che ricostruisce l’ascesa al potere (e il suo mantenimento) da parte di sua emittenza. Da allora questo documentario non ha avuto vita facile. In marzo in Norvegia avrebbe dovuto essere presentato a un festival del documentario. Poi è stato cancellato. Infine è stato reinserito nel programma per il dibattito nato dopo l’annuncio della cancellazione.
È andato in onda in Olanda e in Svezia e sulla televisione della svizzera italiana nell’ambito della trasmissione «Falò».
Visto che non si tratta di una produzione autonoma, la presentazione del filmato è seguita da un incontro con Paolo Guzzanti.
Il giornalista Alexander Stille, intervistato nel documentario, ha modo di affermare «se una cosa non appare in tv non esiste».
E questo spiega perfettamente perché in Italia non lo vedremo. Almeno in tv.
Nel documentario non c’è assolutamente nulla di inedito, se non «la solita propaganda comunista», visto che intervengono buona parte delle voci critiche (da Sartori e Travaglio, da Biagi a Tana de Zulueta etc., ma anche Carlo Freccero che parla dell’ossessione per la seduzione di Silvio). La novità sono i sorrisi di commiserazione nei confronti degli italiani che non sobbalzano di fronte al fatto che due degli avvocati difensori di Berlusconi stiano seduti per qualche giorno la settimana in tribunale per difenderlo e gli altri giorni li trascorrano in parlamento, come deputati del partito del loro cliente, impegnati a riscrivere le leggi che lo lascino stare rendendolo più uguale degli altri, parola del presdelcons.
Forse però il paese di Burlusconi, non è più così irretito dalle battute del premier.

Dalla Norvegia un’accusa di censura contro l’ambasciata italiana a Oslo: i nostri diplomatici avrebbero fatto pressioni sugli organizzatori dell’European Documentary Festival per far ritirare il documentario Citizen Berlusconi dalla programmazione della manifestazione, chiedendo che la motivazione ufficiale parlasse di “problemi tecnici”. Il documentario, prodotto dalla Stefilm di Torino, dalla tv finlandese Yle e da Channel 13 di New York , con la regia di Susan Gray è in distribuzione in Dvd in Italia allegato al settimanale ‘Internazionale’ ed è stato trasmesso in Olanda, Svezia, Australia, Norvegia e negli Stati Uniti dal canale pubblico Pbs; il film affronta il tema della libertà di stampa, del pluralismo nell’informazione, e del conflitto di interessi nel nostro Paese. Il documentario è stato effettivamente ritirato dalla manifestazione anche se la proiezione dell’opera è stata comunque effettuata nei giorni successivi, ma gli organizzatori non hanno accolto la seconda richiesta della nostra ambasciata ed hanno reso pubbliche le pressioni operate dalla nostra rappresentanza diplomatica, creando in Norvegia scandalo pubblico sui mezzi di informazione e nell’opinione pubblica La notizia, ripresa dalla tv norvegese NRK, è confermata anche dai produttori italiani della pellicola. Stefano Tealdi della Stefilm di Torino ha così ricostruito la vicenda: “Siamo stati informati da Jan Langlo del Norwegian Film Insitute che dopo la conferenza stampa di presentazione del festival gli organizzatori sono stati invitati dalla nostra ambasciata a escludere Citizen Berlusconi dalla scaletta. Inoltre agli esterrefatti norvegesi è stato anche chiesto di non rendere pubblica questa richiesta ma di addurre motivazioni tecniche per l’improvviso cambio di programma. L’Nfi ha cambiato la scaletta ma ha deciso di rendere nota la pressione italiana”. La direttrice del festival e del Norsk Filminstitutt, Vigdis Lian contro l’ipotesi che la decisione sia stata presa dopo un intervento dell’Ambasciata italiana, ha replicato: “E’ stata una mia decisione, a cui sono giunta dopo aver esaminato la situazione. E non è una decisione che si prende con leggerezza, soprattutto quando il programma è già stato stampato. Al festival saranno presentati documentari che criticano società e sistemi di governo, ma Citizen Berlusconi è un attacco personale al presidente del Consiglio italiano. Non è esattamente una situazione piacevole, visto che l’ambasciata italiana è tra i finanziatori del festival”.


Avvertenza: Come si dirà nel filmato, la presente edizione è ripresa dalla TV della Svizzera italiana, nel programma Falò andato in onda il 18 giugno 2004 (questo fatto spiega anche il perché il governo italiano, di berlusconi, non ha voluto inserire la TV della svizzera italiana nel pacchetto della TV digitale). Naturalmente alcune cose sono cambiate ed in particolare il servile Mentana non è più direttore del TG 5, sostituito dal militarizzato Rossella.( fonte http://www.fisicamente.net )